Fusioni per non restare provinciali

Pier Luigi Bersani, con ironia, tre giorni fa ha detto che dopo l’offerta di Mondadori a Rcs e dopo l’offerta di Mediaset sulle Torri Rai si aspetta che ora magicamente Berlusconi dia mandato al Milan di acquistare l’Inter.
28 FEB 15
Ultimo aggiornamento: 02:01 | 13 AGO 20
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Pier Luigi Bersani, con ironia, tre giorni fa ha detto che dopo l’offerta di Mondadori a Rcs e dopo l’offerta di Mediaset sulle Torri Rai si aspetta che ora magicamente Berlusconi dia mandato al Milan di acquistare l’Inter. Battuta divertente, spassosa, ma a suo modo segno di un tic culturale che ha contraddistinto un certo modo di pensare della sinistra negli ultimi anni: giudicare un’azione non valutando il suo senso aziendale o politico ma valutandola in base a chi è il protagonista di quell’azione, e fregandosene dunque del merito. E il merito oggi che cosa ci dice? Ci dice delle cose semplici. Ci dice che è vero che esistono delle questioni legate a possibili monopoli che si potrebbero creare e che vanno valutate ma il punto in questione è più importante ed è legato al nuovo contesto economico in cui le grandi aggregazioni sono diventate una necessità per giocare alla pari sul piano internazionale e dare la possibilità ai più importanti player italiani di essere competitivi con i grandi rivali che ormai vivono su un piano extra nazionale.
E dunque, fusioni, fusioni, fusioni, come ripete e consiglia da tempo, almeno per quanto riguarda il campo finanziario, lo stesso presidente della Bce: Mario Draghi. Da un certo punto di vista la fase storica attraversata dal nostro paese è simile a quella in cui l’Italia si trovò nel 2007. Sia a livello aziendale sia a livello politico. In quella fase, in quegli anni, vi furono grandi aggregazioni, specie nel settore delle banche (Intesa SanPaolo), e in modo simmetrico si svilupparono aggregazioni simili anche in politica: pensate alla nascita del Pdl e pensate alla nascita del Pd. Oggi siamo in una fase non troppo diversa. Fase di grandi aggregazioni da una parte e dall’altra. Chi giudica nel merito raccoglie i dividendi. Chi non giudica nel merito resta provinciale. E questo vale sia in politica sia nel business. Semplice no?